Realismo Magico - piano per l’autunno: fuggire in montagna con Comolli


di Edi Guerzoni

26 settembre 2023





Pietro Comolli, Lettura (dettaglio), 1932, olio su tavola. Lierna, Collezione privata
Alla Biennale d’arte di Venezia del 1926 un giovane Pietro Comolli presenta un Ritratto femminile che si differenzia dalle altre opere esposte per la sua calma mistica, per la sua posata introspezione. 
Comolli non fa parte di nessun gruppo, è l’antitesi di ciò che era stato il Futurismo, non solo dal punto di vista formale. Dai suoi diari si percepisce il centro del suo interesse: la meditazione del sé e di Dio nella vita di tutti i giorni. 

La sua occupazione per molto tempo è stata quella di aiutare nel laboratorio di scarpe e borse della sua famiglia, a Milano. Ma quando può Comolli fugge nei monti della zona di Lecco. Le montagne fanno da sfondo ad alcuni dei suoi ritratti, come Meditazione, del 1928. 







A meditare è lo stesso artista, che resta per anche più di un anno su un solo ritratto, dando più importanza alla qualità e al processo spirituale della creazione, più che a una produttività intensa. Il suo lavoro fa parte di ciò che è stato chiamato ‘’ritorno all’ordine’’, dopo la scompostezza del futurismo e del cubismo, i pittori del Realismo Magico come Comolli si rifanno alla pittura italiana del Quattrocento, come Pollaiolo o Ghirlandaio. 


Il realismo magico non è soltanto un ritorno all’ordine formale del passato della storia dell’arte, ma anche un ritorno alla meraviglia dell’infanzia, alle sensazioni scevre dalle costruzioni della modernità. La baita che si costruisce per meditare e “se possibile” creare, non serve solo per fuggire in sé stesso, ma anche dall’ambiente fascista che ormai attanaglia l’Italia, e anche il pittore. 

Pietro Comolli, ritratto femminile, 1926, olio su tavola. Milano, Collezione privata
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