Estetica della droga: una squallida bellezza
La femminilizzazione della droga e di chi ne fa uso la rende glamour. Ma come si è costruita l’iconografia della ragazza tossicodipendente? Negli anni Zero dominava lo stile Indie Sleaze nel mondo alternativo: uno “squallore” volutamente distante dagli aspetti patinati dell’epoca. Un’estetica profondamente legata all’abuso di sostanze, che ha influenzato serie come Skins e l’immaginario visivo di Tumblr.
L’iconografia della tossicodipendenza femminile, però, non è sempre stata glamour. Negli anni Ottanta la droga veniva rappresentata in chiave proibizionista, come nella narrazione cruda de “I ragazzi dello zoo di Berlino” (1981).
Con “Heaven Knows What” (2014), invece, cambia lo sguardo: la storia di Harley, ragazza tossicodipendente perfettamente in linea con l’estetica Indie Sleaze, sospende il giudizio e restituisce un’immagine degradata ma anche affascinante.
Lo stile Heroin Chic, anticipatore dell’Indie Sleaze, è un altro momento chiave: qui la figura della “tossica” diventa quasi elegante, trasformando l’abuso del corpo in estetica. Quella foto di Kate Moss in hangover richiama immagini ancora più lontane, quelle delle morfinomani dell’Ottocento, come ad esempio il dipinto “La morfina” di Santiago Rusiñol (1894).
Estetiche diverse, stesso fascino ambiguo. Mode spesso criticate perché rendono cool l’autodistruzione, ma che, proprio come accadeva a fine Ottocento, riescono a riflettere la realtà più di tante altre tendenze.
Bibliografia
Arielle Holmes, Mad love in N.Y.C., Pubblicazione indipendente, 2023
Christiane F., Christiane F. Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, Bur, 2014