Attraverso contributi eterogenei, in questo primo numero, andremo a scovare dove si celano oggi le divinità antiche e quali oggetti contemporanei ne suscitano la presenza, ragioneremo sul futuro degli archivi e sull’importanza che ricoprono nel nostro rapporto con il passato, osserveremo come il concetto di tempo fluisca e si evolva secondo le stesse dinamiche della vita umana. Vedremo come l’immaginario antico possa continuamente essere riattualizzato attraverso lo studio e la curatela e come il mito continui a influenzare esperienze artistiche e collettive.
Il nostro quindi non è un tentativo di mappare storicamente un’epoca, non è un recupero dei miti o delle iconografie, ma piuttosto la volontà di scavare nella cultura visuale, nelle pratiche culturali e performative per raccontare pulsioni e aspetti celati e ricondurli all’epoca di riferimento. Questo primo numero cartaceo vuole dunque recuperare l’antico attraverso alcune pratiche quotidiane dell’arte come la scrittura, il cinema, la curatela, la performance e l’archivio e far parlare chi porta avanti questa sopravvivenza quotidianamente attraverso il proprio gesto creativo e il proprio pensiero.
Vogliamo riscoprire l’antico attraverso un’archeologia delle emozioni. Vogliamo descrivere il nostro antico, ritrovare l’eredità della tradizione e cercare di dare delle risposte collettive a questo bisogno esplosivo di cambiamento.