Larissa Sansour: Futurismo palestinese


di Federica Milano

27 novembre 2024

Lorem Ipsum...


«Un piccolo passo per unə palestinesə, ma un balzo gigante per l’umanità » dice una voce femminile fuori campo, in sottofondo la colonna sonora di 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Ku brick in un remix Oriental Techno. L’artista Larissa Sansour avanza a grandi passi sulla superficie lunare. Indossa una tuta spaziale che termina nelle tradizionali babbucce a punta. Pianta una bandiera palestinese e saluta la Terra con la mano. Si tratta di A Space Exodus, film del 2009 in cui Sansour, prima persona palestinese nello spazio, propone di rifondare la nazione sulla Luna. 

L’artista non si limita a proporre una soluzione fantascientifica al conflitto Israelo-Palestinese. Per i lettori di questo genere letterario, A Space Exodus sottolinea anche l'assenza di persone originarie dello SWANA (l’Asia del Sud-Ovest e l’Africa del Nord) all’interno della fantascienza occidentale. Il film evoca inoltre un programma spaziale realmente esistito ed oggi completamente dimenticato: quello della società missilistica libanese dell’Haigazian University di Beirut. Il programma dovette essere smantellato nel 1967, dopo solo 7 anni, in seguito alla sconfitta contro Israele nella Guerra dei sei giorni. 



Larissa Sansour è un’artista e regista di origine palestino-danese nata nel 1973 a Gerusalemme Est e residente a Londra. Il suo lavoro unisce film, fotografia e scultura all’interno di installazioni multimediali. Sansour si fa da anni portavoce della cultura diasporica palestinese. Attingendo a piene mani dall’estetica fantascientifica, le sue opere uniscono attualità politica e storia, archeologia e memoria famigliare, passato coloniale e avvenire utopico, in una continua riflessione sull’identità e l’appartenenza.

É il caso del film Nation Estate (2012), mix di fotografia, CGI, attori reali e musica elettronica arabescante. Per risolvere il problema dell’occupazione israeliana del suolo palestinese, gli abitanti vengono riuniti all’interno di un unico, lussuoso e futuristico grattacielo. La Palestina diventa così un immobile; sui vari piani, abitazioni, commerci, servizi, istituzioni e città.
Lorem Ipsum...
É anche il caso di opere più complesse, come In the Future They Ate From the Finest Porcelain (2016). Nel film l’artista immagina che il conflitto per l’occupazione della terra si sposti su un piano archeologico. Il racconto ruota intorno a dei finti reperti: porcellane bianche decorate con il tipico motivo a scacchi della kefiah, che dovrebbero provare la presenza di una civiltà pre-giudaica nella regione. 

Sansour è oggi considerata tra i massimi esponenti dell’Arabofuturismo. Si tratta di un movimento culturale contemporaneo che attraversa diversi media, dalle arti visive, alla musica alla letteratura. I creatori dell’Arabofuturismo toccano temi di fondamentale importanza per la vita politica e culturale dello SWANA, quali la violenza coloniale, la petrocultura e il cambiamento climatico. 

Come tutti futurismi alternativi, quello arabo discende dall’Afrofuturismo, nato all’interno dei circoli culturali afroamericani durante gli anni ’50. 

I futurismi alternativi militano per il diritto di ciascuno a immaginare il proprio futuro come legittimo, libero, personale e diverso. Speculando su un avvenire alternativo possibile, essi restituiscono così ai gruppi etnici e sociali repressi e marginalizzati la capacità di agire e di affermare la propria identità.


Immagine 1. Familiar Phantoms, film, 42’, Larissa Sansour/Søren Lind, 2022.
Immagine 2. Larissa Sansour, A Space Exodus, film, 5’, 2009.
Immagine 3. Lebanese Rocket Society postage stamps.


© Altremuse - 2026

DONA IL TUO 5X1000 AD ALTREMUSE  CF: 04381330986