I carini del re: amore, vestiti e politica


di Edi Guerzoni

18 ottobre 2024


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Ho sempre avuto una crush per Enrico III. Nato a Fontainebleau nel 1555, muore ad appena 34 anni restando uno dei re meno compresi della storia di Francia. Dicono di lui che “Sarebbe stato un buon principe, se avesse incontrato un secolo migliore”. 

Enrico III era considerato un re raffinato, fin troppo per l’epoca. Odiava cacciare, portava gli orecchini e amava la moda, usava lavarsi più della media, adorava feste e travestimenti, amava le donne e molto probabilmente anche gli uomini. Ma noi diremmo che amava l’amore. 

Grazie anche al film di Lanthimos di qualche anno fa, si parla più spesso delle Favorite, al femminile. Ma la storia di Enrico III ci fa conoscere il loro specchio: i favoriti. Quelli di Enrico III ebbero sin da subito un forte impatto sulla cultura popolare, in positivo e in negativo.



Erano chiamati i mignons (in francese: “i carini”).  Sin dal 1400 il termine è utilizzato per indicare i favoriti della corte francese. Ma quelli di Enrico III divennero i più famosi di tutti. La loro immagine è tramandata soprattutto attraverso ritratti, come quelli del pittore di origine scozzese François Quesnel. Il pittore lavora alla corte di Enrico III anche per realizzare disegni di abiti alla moda. Per questo, i suoi ritratti di mignons sottolineano in primissimi piani gorgere, pettinature e gioielli dei carini del re. 

In seguito, l’attitudine alla moda dei mignons viene resa caricaturale per denigrare il regno di Enrico III e l’approccio pacifico ed estetizzante che rimane di lui. Così i mignons diventano un classico della satira del tempo, come in questo frontespizio dell’Isola degli ermafroditi di Artus Thomas del 1605.
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Queste caricature trasportano l’immagine dei mignons fino all’Ottocento, che sottolinea un atteggiamento che per secoli era stato descritto come effeminato. Come si nota da un particolare del dipinto Henri III poussant du pied le cadavre du duc de Guise di Charles-Barthélémy-Jean Durupt, dove Enrico III assieme ai suoi favoriti, dà un calcetto al cadavere del suo nemico, Enrico di Guisa, mentre i favoriti spettegolano sgargianti in un angolo.

Quando la storia, e la storia dell’arte, cercano di decifrare il privato, e in particolare la sessualità di un personaggio del passato, si incontrano facilmente pregiudizi insiti nella natura dello storico. Gli storici del Novecento hanno cercato, infatti, di provare il fatto che l’omosessualità di Enrico III non fosse altro che un negativo attacco della propaganda antagonista. Valutando la sua bisessualità come, in pratica, impossibile.

Oggi è importante considerare come i mignons non fossero esclusivamente dedicati al piacere del re, ma fossero importanti protagonisti della politica francese che in quel periodo si inseriva nel pieno delle guerre di religione. Ha forse più senso cercare di scoprire il ruolo sociale dei mignons, e non soltanto quello relazionale nei confronti del re, pur non negando, inutilmente, le possibilità di libertà sessuale della corte francese. 


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