Etruschi, donne e la Chimera
di Elisa Chiari
9 dicembre 2025
“Se ci fossero ancora gli etruschi non ci sarebbe tutto questo machismo in Italia”
Così sentiamo dire da Melodie, personaggio dell’ultimo film di Alice Rohrwacher La Chimera. Ma gli etruschi erano davvero femministi?
Siamo nei primi anni Ottanta, al confine tra Lazio e Toscana, lì dove le sotterranee necropoli ancora intatte vengono depredate dai “tombaroli” alla ricerca di reperti. Un fenomeno in quegli anni molto diffuso in Italia Centrale dove spesso sono contadini poveri e giovani del luogo a sfruttare la loro conoscenza del territorio per farne uno dei principali serbatoi dell'archeologia clandestina.
A differenza di altre popolazioni le donne etrusche godettero di un certo grado di autonomia e indipendenza: potevano partecipare agli eventi pubblici, brindare liberamente con gli ospiti, e, cosa più importante, potevano accedere all’istruzione. Ma sebbene le donne etrusche avessero addirittura un nome proprio, a differenza di quelle greche e romane, sembra che non ricoprissero nessuna carica politica o sociale e che il loro ruolo fosse sempre e comunque rilegato alla sfera del focolare domestico.
La Chimera, che prende il suo titolo proprio da un capolavoro della scultura dell’antica Etruria (che raffigura un mostro a tre teste – di leone, di capra e di serpente), è infatti un film etrusco prima ancora nella forma: delicata e rivoluzionaria, poetica e politica, fluida fra generi e formati, libera dalle logiche narrative più classiche.
Come abbiamo recentemente imparato, a molti uomini capita di pensare spesso all’Impero romano, ma noi ci auguriamo che il futuro sia molto più simile al sogno etrusco di Alice Rohrwacher.