Decostruire lo sguardo una ciocca alla volta
9 settembre 2025
Ogni anno, circa 200 ragazze e donne si riversano a Kaunas in Lituania, una piccola città senza sbocco sul mare, per partecipare a una competizione sui capelli unica che si svolge dal 1992. Plaukai, che in lituano significa proprio “capelli”, è il titolo del nuovo libro della fotografa britannica Francesca Allen.
Lo sguardo di Allen è laterale, orizzontale, sorellare. È lo sguardo di chi condivide, non di chi documenta. E infatti i capelli, in Plaukai, non sono ornamento né metafora, ma corpo vero e proprio. Una materia viva che scivola fuori dai codici estetici e torna a essere soggettività: groviglio, radice, estensione.
Tumblr, Flickr: il suo sguardo viene da lì. Da quel momento preciso di internet, fatto di immagini sgranate, intimità condivisa e vulnerabilità pubblica, prima che tutto diventasse vetrina. Allen sembra riprenderne la luce naturale, le atmosfere diaristiche, la spontaneità posata. E propone, come alcune delle fotografe più interessanti di oggi, un modo diverso di stare nell'immagine: non più corpi come scena del desiderio, ma come luoghi di esperienza.
Nell’immaginario collettivo, soprattutto quello occidentale, i capelli lunghi, lucidi, “curati” sono stati a lungo simbolo di femminilità, di desiderabilità, di conformità. Ma sono anche una delle prime cose che una donna cambia quando sente di non appartenere più a quella narrazione. Allen raccoglie questo gesto e lo libera dal trauma, lo de-spettacolarizza. I suoi ritratti sono un invito a guardare ai capelli come una traccia. Di una storia personale, di una scelta estetica, di un’identità che non si lascia catturare. Un po’ come quando sciogli i capelli, finalmente, tornando a casa.