di Clara Pérez Almodóvar

8 dicembre 202





Artista, educatrice, attivista e suora: Sister Corita Kent è una figura più unica che rara, eclettica e anticonvenzionale. 
Presi i voti, entra all’Immaculate Heart College: dopo la laurea e un master in storia dell’arte, diventa la direttrice del dipartimento di arte. È sia artista che teorica e insegnante. Ha contatti con Alfred Hitchcock e John Cage, e come suo maestro è Charles Eames, architetto e designer.

Quando vede le Campbell’s Soup Cans di Andy Warhol esposte a Los Angeles, capisce che «Gli artisti hanno sempre lavorato con quello che li circonda. Nel XVIII secolo erano signore, signori e divanetti in giardino; oggi potrebbero essere barattoli di zuppa Campbell e segnali stradali. Non c’è una reale differenza».



 

Le opere di Sister Corita, dalle serigrafie, ai murales, ai dipinti, contengono anche messaggi di critica socio-politica: si schiera contro la guerra in Vietnam, le disuguaglianze sociali, le discriminazioni razziali. 

L’arcidiocesi di Los Angeles non condivide il suo metodo di insegnamento e arriva a definire la sua arte blasfema: così, nel 1968, Sister Corita lascia sia l'università che l'abito monacale. Si trasferisce a Boston, dove viene rappresentata da numerose gallerie. 

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A partire dal 1979 inizia a lavorare ad una raccolta dei suoi insegnamenti sulla creatività insieme a Jan Steward, sua ex allieva e amica. Il libro “Learning by Heart. Teachings to Free the Creative Spirit” sarà un curioso e ricercatissimo bestseller, a metà strada tra un manuale di arte e un quaderno di esercizi.  
Lasciarsi meravigliare dall'esperienza del quotidiano è il fulcro della sua rivoluzionaria pedagogia, insieme all'osservazione attiva, al gioco, e all'amore per la vita. 









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