Quest’estate è deciso stupendamente, vedrai cosa sarà…


di Guido Balzani

11 settembre 2023




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Non ha senso starsene in disparte, ognuno con la sua pagina davanti, adoperandosi per primeggiare o per farcela. Si impara insieme, vicine come due amiche, come sorelle. Leggiamo, ma solo a patto di discuterne: voglio sapere che cosa ne pensi, mi servono i tuoi occhi. Potrebbero essere state queste le premesse dell’amicizia intellettuale consolidatasi tra Carla Lonzi e Marisa Volpi, critiche d’arte.


All’indomani della Biennale di Venezia del 1954, Lonzi e Volpi decidono di lavorare insieme. A che cosa? Ancora non lo sanno, ma un modo lo troveranno. Un articolo  sulle opere di Ben Shahn, pittore e fotografo statunitense, è l’occasione che stavano aspettando. Lonzi e Volpi lo redigono insieme e lo pubblicano sulla rivista d’arte Paragone. Il loro professore, il grande storico dell’arte Roberto Longhi, sostiene benevolo l’intraprendenza e si offre di correggere le bozze. Sono i primi tentativi da parte delle due allieve di mordere nel vivo l’arte e scriverne, finalmente.




 

Lavorare bene con qualcuno, farlo sospinti dalla stima, è una delle più grandi fortune che si possano sperimentare. Nel 1955 Lonzi, che più di Volpi apprezza questo modo di apprendere collettivamente, organizza un gruppo di studio composto dalla sorella, Lidia, e gli amici Alberto e Maria Piaggi. I quattro leggono collettivamente e discutono, ma per farsi un’idea sulle questioni più complesse si chiede il parere di Volpi, che da Roma tiene stretto il polso della realtà dei fatti.


“Molto bello il pezzo scritto su Braque, sprecato in quell’angolino di giornale. Hai un modo critico di corrispondere col vocabolario ai caratteri e alle qualità dell’opera che ti dà risultati eccezionali […]” Gli incoraggiamenti di Volpi servono terribilmente a Lonzi, che non si capacita del proprio talento: per lei esagerano tutti, anche Longhi, che stima troppo la sua tesi.


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“Quest’estate è deciso stupendamente, vedrai cosa sarà”: nel 1957 Lonzi è euforica al pensiero di viaggiare con l’amica per i musei dell’Europa occidentale, scoprire gallerie e parlare di tutto.
Un anno dopo i rapporti tra le due si raffreddano: la salute di Lonzi peggiora e l’appoggio di Volpi vacilla. Dalla simbiosi si passa ad un’amicizia “matura”, come sostiene la studiosa Laura Iamurri.


Nulla di straordinario, si cresce e le cose cambiano. Anche l’affetto. Rimane però forte il ricordo di ciò che è stato: imparare insieme è possibile, lo hanno visto accadere. Per entrambe sarà importante, ma per Lonzi questa consapevolezza diverrà fondamentale. Quando nel 1969 pubblicherà la sua famosa raccolta di interviste d’artista Autoritratto, grande esempio di scrittura collettiva, dimostrerà che la lezione appresa non è andata perduta.









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