Quest’estate è deciso stupendamente, vedrai cosa sarà…
11 settembre 2023
All’indomani della Biennale di Venezia del 1954, Lonzi e Volpi decidono di lavorare insieme. A che cosa? Ancora non lo sanno, ma un modo lo troveranno. Un articolo sulle opere di Ben Shahn, pittore e fotografo statunitense, è l’occasione che stavano aspettando. Lonzi e Volpi lo redigono insieme e lo pubblicano sulla rivista d’arte Paragone. Il loro professore, il grande storico dell’arte Roberto Longhi, sostiene benevolo l’intraprendenza e si offre di correggere le bozze. Sono i primi tentativi da parte delle due allieve di mordere nel vivo l’arte e scriverne, finalmente.
“Molto bello il pezzo scritto su Braque, sprecato in quell’angolino di giornale. Hai un modo critico di corrispondere col vocabolario ai caratteri e alle qualità dell’opera che ti dà risultati eccezionali […]” Gli incoraggiamenti di Volpi servono terribilmente a Lonzi, che non si capacita del proprio talento: per lei esagerano tutti, anche Longhi, che stima troppo la sua tesi.
Un anno dopo i rapporti tra le due si raffreddano: la salute di Lonzi peggiora e l’appoggio di Volpi vacilla. Dalla simbiosi si passa ad un’amicizia “matura”, come sostiene la studiosa Laura Iamurri.
Nulla di straordinario, si cresce e le cose cambiano. Anche l’affetto. Rimane però forte il ricordo di ciò che è stato: imparare insieme è possibile, lo hanno visto accadere. Per entrambe sarà importante, ma per Lonzi questa consapevolezza diverrà fondamentale. Quando nel 1969 pubblicherà la sua famosa raccolta di interviste d’artista Autoritratto, grande esempio di scrittura collettiva, dimostrerà che la lezione appresa non è andata perduta.
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