L'invenzione della vita lenta


di Edi Guerzoni

11 luglio 204



Wilhelm Marstrand, Romani riuniti per festeggiare in un'osteria, 1839




“La meta del mio desiderio più profondo, che empiva di tormento tutto il mio animo, era l’Italia, le cui immagini e simboli ho sempre sognato invano, finché finalmente presi l’audace decisione di andarne a conoscere la concreta realtà.” (Goethe)

Viva l’estate! A morte l’estate! L’immagine dell’Italia agli occhi dei turisti è, si sa, piena di stereotipi. Impazza d’estate la romanticizzazione della vita tranquilla, soleggiata, piena di cose buone da mangiare. E il termine romanticizzazione non è scelto a caso: è proprio in epoca Romantica che l’immagine dell’Italia si costruisce agli occhi degli stranieri sotto forma di un paese idilliaco e colorato. 
Nell’Ottocento l’Italia viene rappresentata in modo sempre più idealizzato. Un ottimo esempio sono quei pittori del Nord Europa che trattano l’Italia come un luogo lontano ed esotizzato. Ne è una dimostrazione il pittore danese Wilhelm Marstrand (1810 - 1873). 


 


Tale romanticizzazione è poi approdata nel cinema, nella televisione, nella pubblicità, e infine sui social. Al posto dei dipinti abbiamo tonnellate di Reel e Tik Tok taggati #vitalenta che rappresentano un’Italia (ma anche una Spagna e una Grecia) incontaminate dallo stress quotidiano, intoccate dall’inquinamento, dalla tecnologia. Sembra addirittura che non faccia un caldo maledetto e non sia pieno di turiste e turisti. Insomma, l’idealizzazione continua. 


E a questa idealizzazione abbiamo contribuito anche noi, rappresentando il nostro paese e le nostre tradizioni con prototipi sempre simili a loro stessi, come per esempio le tanto iconiche quanto lontane dalla realtà campagne editoriali di Dolce&Gabbana. Nel 2018 il designer Gianvito Fanelli fonda la pagina Instagram Vita Lenta e ottiene successo in Italia e all’estero. Il termine Vita Lenta richiama non solo un’estetica, ma anche una rappresentazione sociale e politica, lontana dall’accelerazione quotidiana e dalla performatività metropolitana. Dalle inquadrature delle immagini della Vita Lenta sono esclusi l’inquinamento, l’abusivismo edilizio e le interminabili code davanti ai musei.

Wilhelm Marstrand, Scena di prigione a Roma, 1837




Wilhelm Marstrand, Scena di un'osteria italiana, una ragazza accoglie una persona che entra, 1847



Anche la pittura di  Wilhelm Marstrand rappresenta l’Italia in modo antitetico a quello che stava accadendo nelle città del Nord Europa. Alla celerità della Seconda rivoluzione industriale si amava contrastare un’idea tradizionale e folkloristica di un’Italia ancora rurale e bucolica. Tuttavia la rappresentazione della tranquillità italiana sui social non corrisponde alla verità di un paese con moltissimi problemi economici, sociali ed ecologici. Proprio come la pittura Ottocentesca evitava di raccontare il lato oscuro della povertà e della malattia dell’Italia Pre Risorgimentale. 

Una idealizzazione che come oggi rischia di raccontare un territorio in modo esotizzante e che in realtà risulta più simile a una pubblicità per invogliare il turismo, che a sua volta crea danni al sistema abitativo e a quello paesaggistico. Il concetto di Vita Lenta ha finito per essere brandizzato in t-shirt e cappellini: ma se siamo da sole in montagna a stendere i panni e mangiare pomodori a morsi, e nessuno ci vede, perché dovremmo indossarli? 









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